Un article qui mériterait d’être traduit , car plutôt gonflé quand on sait que Franco TASSI n’est finalement pas venu au Symposium d’Orléans…
Article paru le 23/01/2009 sur http://www.vglobale.it/NewsRoom/index.php?News=5254 :
Enigmi e studi
Ma la lince esiste in Italia?
Dibattito fra ricercatori con le solite polemiche sterili in Italia, fra libertà e potere scientifico. Domani una conferenza di Franco Tassi
L’enigma della Lince in Italia, oggi concentrato soprattutto sulla Lince appenninica, continua ad appassionare naturalisti e studiosi. È appena di qualche tempo fa, in Francia (Museo di Orléans, 17–19 ottobre 2008), l’importante Simposio internazionale «Lince, il gran ritorno», ricco di spunti e partecipazioni. Qui Franco Tassi, unico esperto italiano invitato, ha tenuto la relazione «Storia, situazione e prospettive future della lince in Italia».
Anche in Italia qualcosa sembrava muoversi, per un Convegno tenutosi dal 7 al 9 novembre 2008 a Santa Sofia (Forlì–Cesena) su «Biologia e Conservazione dei Felidi in Italia». Sembrava, perché in quell’angolo dell’Appennino Settentrionale che adorna il Parco Nazionale Foreste Casentinesi, forse si è concentrato lo sguardo soltanto sulle Linci delle Alpi. È stato insomma il rituale incontro dei «soliti noti», che hanno colto l’occasione per proclamare, apertamente o meno, le loro incrollabili certezze: come quella che «la Lince non è un animale elusivo», «la Lince non esiste né è mai esistita negli Appennini», e che «la Lince in Abruzzo è frutto di sconsiderate immissioni clandestine».
Tutti d’accordo, gli organizzatori, anche nel precludere ogni intervento ai ricercatori del Gruppo Lince, e in particolare a Francesco Mossolin (laureatosi con il massimo dei voti all’Università di Firenze proprio con una Tesi sulla Lince!), che avrebbe potuto aprire spiragli rivelatori su verità negate o rimosse. Come la presenza storica, recente e persino attuale del Lupo cerviero o Gattopardo nel nostro Appennino.
Senza ostentare certezze assolute, noi continuiamo a credere che in questa vicenda le aperture siano assai migliori delle preclusioni, le indagini accurate valgano più dei pregiudizi, e la modestia sia ben più ricca della vanterìa. E siamo convinti che gli interrogativi cui si dovrà ancora rispondere siano davvero molti.
Pur apprezzando la grande validità del metodo scientifico (purché impiegato con etica e buonsenso) non siamo mai stati partigiani dell’assoluta «infallibilità» della scienza, né fautori delle «super-specializzazioni» estreme, o convinti di aver ormai acquisito valanghe di certezze.
Non occorre essere emuli di Karl Popper, per riconoscere che sappiamo ben poco, che ogni conquista scientifica apre la strada a nuovi interrogativi, e che perciò «non dobbiamo posare a profeti onniscienti». E invece questa ostentazione è proprio ciò che separa dalla gente comune i detentori dei poteri (non solo accademico, ma anche politico, economico, mediatico). Non vi è bisogno di essere discepoli del sociologo Luciano Gallino per comprendere che spesso le nostre Università sono conformiste, e che oggi, in tale contesto «primitivo e infantile», Galileo Galilei resterebbe disoccupato e Albert Einstein finirebbe emarginato. Saremo eretici, se ci sentiamo lontani da questo modo di ragionare? Forse la vera conoscenza non è quella che si riveste di sicumera, disprezza ogni intuizione non «scientistica», si pavoneggia tra paroloni incomprensibili e scava intorno a sé un fossato invalicabile, per tener lontano i dissidenti.
I riflessi di questa deriva culturale sono esiziali per l’ambiente, la natura, il futuro stesso dell’uomo. Ne è inequivocabile testimonianza l’annosa disputa sui rapporti tra scienza e potere, dove ormai coscienza e conoscenza sembrano del tutto annebbiate. A un Convegno sui Parchi Nazionali, anni fa, gli accademici proclamarono che «la scienza si nutre di dubbi, non di certezze». Belle parole, peccato che celassero in fondo l’incertezza e l’incapacità di difendere davvero natura e ambiente.
Noi diremmo piuttosto che la scienza deve nutrirsi di interrogativi, e fare tutto il possibile per risolverli.
Ma se questo è vero, perché mai temere di ascoltare voci diverse? Perché trincerarsi nelle limitate nozioni attuali, di fronte all’immensità dei segreti da esplorare?
Ecco perché il Comitato Parchi e gli Organismi satelliti continueranno a scrivere su questi e altri argomenti controversi, a tenere conferenze e affrontare dibattiti come quello che, all’inizio di un nuovo anno 2009 denso di progetti e programmi, apre il nutrito calendario.
Il primo è l’incontro con introduzione, proiezione e dibattito organizzato dal Centro Sociale Polivalente e dall’Associazione «Plinio», in collaborazione con il Gruppo Lince e il Gruppo Criptozoologia Italia.
Si svolgerà presso il Centro sociale polivalente di Casalpalocco, Viale Gorgia di Leontini, 171 a Roma, domani alle 17.
Franco Tassi parlerà su: L’enigma della lince. Il gattopardo o lupo cerviero esiste sulle nostre montagne?
Ingresso libero e gratuito.
(Fonte Comitato Parchi e Gruppo Lince)
(23 Gennaio 2009)
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