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ITALIE: un communiqué qui laisse à réfléchir…

Posted by lynxolog sur 24 janvier 2009


Un article qui mériterait d’être traduit , car plutôt gonflé quand on sait que Franco TASSI n’est finalement pas venu au Symposium d’Orléans…

Article paru le 23/01/2009 sur http://www.vglobale.it/NewsRoom/index.php?News=5254 :

 

Enigmi e studi

Ma la lince esiste in Italia?

Dibattito fra ricercatori con le solite polemiche sterili in Italia, fra libertà e potere scientifico. Domani una conferenza di Franco Tassi

L’enigma della Lince in Italia, oggi concentrato soprattutto sulla Lince appenninica, continua ad appassionare naturalisti e studiosi. È appena di qualche tempo fa, in Francia (Museo di Orléans, 17–19 ottobre 2008), l’importante Simposio internazionale «Lince, il gran ritorno», ricco di spunti e partecipazioni. Qui Franco Tassi, unico esperto italiano invitato, ha tenuto la relazione «Storia, situazione e prospettive future della lince in Italia».
Anche in Italia qualcosa sembrava muoversi, per un Convegno tenutosi dal 7 al 9 novembre 2008 a Santa Sofia (Forlì–Cesena) su «Biologia e Conservazione dei Felidi in Italia». Sembrava, perché in quell’angolo dell’Appennino Settentrionale che adorna il Parco Nazionale Foreste Casentinesi, forse si è concentrato lo sguardo soltanto sulle Linci delle Alpi. È stato insomma il rituale incontro dei «soliti noti», che hanno colto l’occasione per proclamare, apertamente o meno, le loro incrollabili certezze: come quella che «la Lince non è un animale elusivo», «la Lince non esiste né è mai esistita negli Appennini», e che «la Lince in Abruzzo è frutto di sconsiderate immissioni clandestine».
Tutti d’accordo, gli organizzatori, anche nel precludere ogni intervento ai ricercatori del Gruppo Lince, e in particolare a Francesco Mossolin (laureatosi con il massimo dei voti all’Università di Firenze proprio con una Tesi sulla Lince!), che avrebbe potuto aprire spiragli rivelatori su verità negate o rimosse. Come la presenza storica, recente e persino attuale del Lupo cerviero o Gattopardo nel nostro Appennino.
Senza ostentare certezze assolute, noi continuiamo a credere che in questa vicenda le aperture siano assai migliori delle preclusioni, le indagini accurate valgano più dei pregiudizi, e la modestia sia ben più ricca della vanterìa. E siamo convinti che gli interrogativi cui si dovrà ancora rispondere siano davvero molti.

Pur apprezzando la grande validità del metodo scientifico (purché impiegato con etica e buonsenso) non siamo mai stati partigiani dell’assoluta «infallibilità» della scienza, né fautori delle «super-specializzazioni» estreme, o convinti di aver ormai acquisito valanghe di certezze.
Non occorre essere emuli di Karl Popper, per riconoscere che sappiamo ben poco, che ogni conquista scientifica apre la strada a nuovi interrogativi, e che perciò «non dobbiamo posare a profeti onniscienti». E invece questa ostentazione è proprio ciò che separa dalla gente comune i detentori dei poteri (non solo accademico, ma anche politico, economico, mediatico). Non vi è bisogno di essere discepoli del sociologo Luciano Gallino per comprendere che spesso le nostre Università sono conformiste, e che oggi, in tale contesto «primitivo e infantile», Galileo Galilei resterebbe disoccupato e Albert Einstein finirebbe emarginato. Saremo eretici, se ci sentiamo lontani da questo modo di ragionare? Forse la vera conoscenza non è quella che si riveste di sicumera, disprezza ogni intuizione non «scientistica», si pavoneggia tra paroloni incomprensibili e scava intorno a sé un fossato invalicabile, per tener lontano i dissidenti.
I riflessi di questa deriva culturale sono esiziali per l’ambiente, la natura, il futuro stesso dell’uomo. Ne è inequivocabile testimonianza l’annosa disputa sui rapporti tra scienza e potere, dove ormai coscienza e conoscenza sembrano del tutto annebbiate. A un Convegno sui Parchi Nazionali, anni fa, gli accademici proclamarono che «la scienza si nutre di dubbi, non di certezze». Belle parole, peccato che celassero in fondo l’incertezza e l’incapacità di difendere davvero natura e ambiente.
Noi diremmo piuttosto che la scienza deve nutrirsi di interrogativi, e fare tutto il possibile per risolverli.
Ma se questo è vero, perché mai temere di ascoltare voci diverse? Perché trincerarsi nelle limitate nozioni attuali, di fronte all’immensità dei segreti da esplorare?
Ecco perché il Comitato Parchi e gli Organismi satelliti continueranno a scrivere su questi e altri argomenti controversi, a tenere conferenze e affrontare dibattiti come quello che, all’inizio di un nuovo anno 2009 denso di progetti e programmi, apre il nutrito calendario.

Il primo è l’incontro con introduzione, proiezione e dibattito organizzato dal Centro Sociale Polivalente e dall’Associazione «Plinio», in collaborazione con il Gruppo Lince e il Gruppo Criptozoologia Italia.
Si svolgerà presso il Centro sociale polivalente di Casalpalocco, Viale Gorgia di Leontini, 171 a Roma, domani alle 17.
Franco Tassi parlerà su: L’enigma della lince. Il gattopardo o lupo cerviero esiste sulle nostre montagne?
Ingresso libero e gratuito.

(Fonte Comitato Parchi e Gruppo Lince)

(23 Gennaio 2009)

Voir aussi sur Actu’ Lynx: ITALIE: un Dahut dans les Abruzzes?

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Une Réponse to “ITALIE: un communiqué qui laisse à réfléchir…”

  1. Merci de votre attention, quelqu’un sait pourqui Franco Tassi n’a pas pu se rendre à Orléans et s’il a envoyé quelq’un à sa place ou remis un Rapport?
    Et à propos de la pretendue liberation du Lynx dans les Abruzzes, quelles sont les preuves scientifiques de cette histoire assez amusante?
    Vous connaissez tout ce qui avait été auparavant publié en Italie sur le Lynx des Apennins?
    Peut-etre qu’il y aurait des surprises…
    Margherita Martinelli, Rome
    Sécrétariat Group Lynx Italie

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